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Prima che le ricche famiglie genovesi costruissero “Strada Nuova”, attuale Via Garibaldi, la zona era appaltata dal comune alle prostitute che pagavano ....

 

Case di tolleranza

Prima che le ricche famiglie genovesi costruissero “Strada Nuova”, attuale Via Garibaldi, la zona era appaltata dal comune alle prostitute che pagavano 5 “genovini” al giorno per poter esercitare la loro professione, la via era protetta da cancelli controllati da guardiani. La professione aveva regole ben precise: le ragazze avevano il fine settimana libero e se un “cliente” faceva male ad una signorina era obbligato a pagare una diaria per il suo mancato lavoro. Quando, come già accennato, le nobili famiglie genovesi scelsero l’attuale via Garibaldi per costruire le loro lussuose dimore, il mercato del sesso si spostò appena più a valle, nella zona della Maddalena e, visto che era un’entrata per le casse pubbliche, proseguì con le stesse regole fino all’Unità d’Italia quando entrò in vigore la legge sulle “case chiuse” voluta da Cavour, le prestazioni venivano allora offerte e consumate all’interno di palazzi con finestre oscurate e persiane chiuse. L’offerta era molto varia, si andava da case con arredamenti lussuosi accompagnati da Champagne fino a  magazzini il cui unico riparo era una tenda. Tra le altre ne esisteva una con le pareti viola che pare abbia ispirato il cantautore Gino Paoli, era in Vico Carabraghe.

 

Una storia di altri tempi, finita nel 1958 con l’introduzione della Legge “Merlin”.