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1746, in una Genova occupata, l’undicenne Giovan Battista Perasso, detto Balilla, diede il via alla rivolta popolare, giorni dopo la città fu liberata.

Balilla

Siamo a Genova e i genovesi, si sa, sono sempre stati schivi, ribelli, un popolo orgoglioso e poco incline a farsi assoggettare dal potere altrui e il 5 dicembre 1746, in una Genova occupata dagli austriaci, l’undicenne Giovan Battista Perasso, detto Balilla (Genova 1735-1781), col lancio di un sasso contro le truppe al grido “Che l’inse?”, diede il via alla rivolta popolare contro gli occupanti che con fare arrogante avevano ordinato alla popolazione di aiutarli a tirare fuori dal fango un carro nel quartiere genovese di Portoria. 5 giorni dopo la città fu liberata.

Non si tratta di una leggenda, infatti la storia è confermata da un dispaccio del 13 gennaio 1747: “la prima mano, onde il grande incendio s'accese, fu quella di un picciol ragazzo, qual diè di piglio ad un sasso e lanciollo contro un ufficiale tedesco” .

Non ci sono invece documenti a confermare l’identità del “Balilla” e che si trattasse effettivamente di Giovanni Battista Perasso, anche se una commissione istituita nel 1881, sulla base di testimonianze degli anziani del quartiere fatte di racconti tramandati di padre in figlio,  stabilì la quasi certezza che egli fu Giovanni Battista Perasso figlio di Antonio Maria nato a Genova nella parrocchia di S. Stefano il 26 ottobre 1735

Un paio di curiosità

La figura del Balilla fu enfatizzata in chiave fortemente patriottica nel ventennio fascista anche attraverso la creazione dell'Opera Nazionale Balilla e usando il nome “Balilla” per una famosa automobile di fabbricazione italiana.

A Genova ai bambini spesso ci si riferiva (in parte ancora oggi) con l’appellativo “Balin” (pallino) o “Balletta” e molto probabilmente questa è l’origine del soprannome “Balilla”

"Che l'inse?", 

il celebre grido con cui il Balilla diede l'avvio alla rivolta si può tradurre oggi in italiano con “Volete che cominci?”.

Il giovane Balilla viene citato ne Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, nella quarta strofa:

« I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla »

Nel 1846 nacque l’idea di dedicare un monumento alla figura del Balilla realizzata da Vincenzo Giani nel 1863, negli anni cinquanta fu smontata e portata a Palazzo Tursi per custodirla durante i lavori di demolizione e di ricostruzione del quartiere. Oggi possiamo ammirarla in Piazza Portoria davanti al Palazzo del Tribunale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, sul monumento dedicato a Balilla, in Portoria, una mano ignota scrisse:

“Chinn-a zù, che son torna chì.”

Scendi giù, che sono di nuovo qui.

 

 

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