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sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto fu pubblicamente eseguito per la prima volta in Italia l'inno di Mameli......

Oregina

La zona dell'attuale quartiere di Oregina, collocata all'esterno delle mura cittadine e inglobata nella cerchia difensiva nel Seicento, vide una prima urbanizzazione documentata nel Cinquecento. Così la descrive infatti nel 1537 Agostino Giustiniani, vescovo e storico, nei suoi "Annali":

« Uscito che si è dalla porta di S. Michele occorre, primo: la villa di Oregina, col fossato di S. Tomo [San Tommaso] il quale dà fortezza alla città; sono in questa villa insieme col fossato trentotto case, venti di cittadini e diciotto di paesani, quali tutte hanno terreno lavorativo o poco o assai. »
(Agostino Giustiniani, "Annali della Repubblica di Genova", 1537)

 

L'accesso alla collina era garantito dalla ripida salita, ancora oggi percorribile, che partendo dalla porta di S. Tommaso (attuale piazza Principe) seguiva esternamente il recinto delle mura cinquecentesche giungendo al bastione del forte di San Giorgio, che dal 1818 ospita l'osservatorio meteorologico e astronomico della Marina. A partire dagli ultimi anni del Cinquecento, sulla sommità del colle fu costruita una cappella dedicata alla Madonna di Loreto, che intorno alla metà del secolo successivo fu inglobata in una grande chiesa con annesso un convento francescano.

Ottocento

Genova a metà del 1800, sulla sinistra di intravede una parte del quartiere di Oregina, sviluppato in particolare al di là dell'osservatorio, e in basso quello del Lagaccio.

L'assetto urbanistico della zona, adibito prevalentemente all'agricoltura e all'allevamento, non ebbe a subire cambiamenti sostanziali fino alla metà dell'Ottocento.

Nel 1857 la chiesa di Nostra Signora della Provvidenza fu ampliata con la messa in opera di un conservatorio.

Un importante evento storico, dal significato altamente simbolico per il Risorgimento italiano ebbe luogo in Oregina il 10 dicembre 1847, quando sul piazzale del santuario di Nostra Signora di Loreto fu pubblicamente eseguito per la prima volta in Italia l'inno di Mameli.

Quel giorno patrioti provenienti da ogni parte d'Italia convennero a Genova per partecipare a una manifestazione che intendeva commemorare il 101º anniversario della rivolta del 1747, conclusasi con la cacciata degli occupanti austriaci a seguito del celebre episodio del Balilla. L'intento dei patrioti era soprattutto di sensibilizzare il re Carlo Alberto e le autoritàsabaude ad aderire alla causa dell'unità d'Italia.

Un lungo corteo (le cronache del tempo parlano di circa 32.000 persone, mentre altre 40.000 vi avrebbero assistito lungo il percorso) partì dall'Acquasola e arrivò sul piazzale della chiesa di Oregina. Tra i partecipanti lo stesso Goffredo Mameli, tra i principali animatori della manifestazione, e Luigi Paris, con le bandiere tricolori della Giovine Italia, poi donate al santuario. Nell'occasione furono intonati canti patriottici e la banda municipale "Casimiro Corradi" di Sestri Ponente eseguì, per la prima volta in pubblico, "Il Canto degli italiani", composto pochi mesi prima dal Mameli e musicato da Michele Novaro, che quasi un secolo dopo sarebbe diventato l'inno nazionale italiano.

A ricordo dell'avvenimento, nel 2010 il Comune di Genova ha intitolato la scalinata antistante il piazzale del santuario al "Canto degli Italiani".

Nell'ottica dell'ampliamento urbanistico della città di Genova, il quartiere di Oregina fu interessato dalla messa in opera di Via Napoli, la principale arteria del quartiere lato monte. La strada fu tracciata alla fine del XIX secolo e ultimata, nei tratti delle odierne Via Bari e Via Bologna, all'inizio del secolo seguente.

Novecento

Nei primi anni del Novecento la zona era prevalentemente verde, e i prati intorno al santuario erano meta tradizionale di scampagnate festive. A ricordo di ciò resta oggi il toponimo "via ai Prati d'Oregina", una strada che si insinua tra gli edifici di più recente edificazione.

La prima urbanizzazione

Sulla scia dei progetti del secolo precedente, a partire dagli anni dieci del Novecento la zona fu oggetto di un'importante opera di ampliamento urbanistico. Nel 1911 l'Istituto Autonomo Case Popolari iniziò un'ampia urbanizzazione dell'area a ponente, nel tratto da Principe alta fino all'area intorno Via Napoli, zona che presenta i palazzi di maggior pregio ed è oggi nota come Oregina antica. Questa prima fase si concluse nel 1936.

L'urbanizzazione del secondo dopoguerra

Nel secondo dopoguerra, e in particolare negli anni cinquanta e sessanta, nelle zone a ponente del quartiere, fino ad allora non adibite a edilizia residenziale, sorsero numerose nuove costruzioni per rispondere all'aumento della popolazione dovuta al boom economico, che aveva portato un deciso incremento delle nascite e dell'immigrazione dalle campagne e dalle regioni dell'Italia Meridionale. Inizialmente le zone interessate furono quelle di via Balestrazzi, via Paleocapa, via Vesuvio e soprattutto la seconda parte di via Napoli, aperta all'inizio del secolo come prolungamento a ponente della "circonvallazione a monte". Altri edifici furono costruiti dallo Stato italiano per i profughi istriani in via Paolo della Cella.

Successivamente l'INA-Casa estese le costruzioni alle zone intorno al santuario (via Fracchia, via Boine) e negli anni sessanta in aree ancora più a monte (via Costanzi, via al Castellaccio); le nuove case furono in gran parte utilizzate da liguri provenienti dai paesi dell'entroterra e da immigrati da altre regioni.

L'insieme degli interventi urbanistici realizzati tra la fine dell'Ottocento e il Novecento e alcune importanti riqualificazioni avvenute nei primi anni 2000, come quelle di Via Sapri e di Salita Oregina, hanno dato luogo all'odierna struttura urbanistica del quartiere.

La "comunità di Oregina"

All'inizio degli anni settanta nel quartiere sorse, intorno alla figura di padre Agostino Zerbinati, una comunità cristiana di base che avviò uno dei primi dialoghi tracattolici e comunisti. Il fenomeno delle comunità cristiane di base, che intendevano porsi in alternativa alle gerarchie ecclesiastiche nel segno del rinnovamento e di una piena adesione al Vangelo, si era sviluppato in Italia a partire dal 1968, con il caso dell'Isolotto di don Enzo Mazzi.

Intorno a padre Agostino Zerbinati, frate francescano e parroco di N.S. di Loreto, ed al vice-parroco Vincenzo Podestà, che avevano accolto nei locali della parrocchia il Movimento di San Camillo, si andò formando una comunità di base, osteggiata dalle gerarchie ecclesiastiche, che dapprima trasferirono i due frati e poi, avendo questi rifiutato il provvedimento, li sospesero "a divinis".

I due religiosi, ormai in aperta rottura con la curia genovese, iniziarono a celebrare la messa in una piazza del quartiere, con il sostegno di numerosi fedeli della loro ex parrocchia; tuttavia col tempo la forza di questa comunità, come di altre sorte in Italia a quel tempo, si affievolì e a poco a poco si spense. Ormai ex sacerdote, Agostino Zerbinati si sposò e fu assunto come infermiere all'Ospedale Evangelico di Castelletto; morì nel 2008.

Gli "anni di piombo"

Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta il quartiere è stato teatro di due importanti episodi legati ai cosiddetti anni di piombo: l'omicidio di Guido Rossa e l'"irruzione di via Fracchia".

Il 24 gennaio 1979 le Brigate Rosse assassinarono sotto casa, in via Ischia, l'operaio dell'Italsider di Cornigliano e attivista sindacale della CGIL Guido Rossa, colpevole ai loro occhi di aver denunciato Francesco Berardi, un brigatista infiltrato all'interno dello stabilimento Italsider. Un piccolo monumento ricorda il tragico episodio.

L'anno seguente, il 28 marzo 1980, il Nucleo Speciale Antiterrorismo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa individuò un covo delle Brigate Rosse in un appartamento al civico 12 di via Fracchia, a poche decine di metri dal luogo nel quale era stato assassinato Guido Rossa. Nello scontro a fuoco che seguì l'irruzione nell'appartamento rimasero uccisi i brigatisti Riccardo Dura, ritenuto uno degli esecutori materiali dell'assassinio di Guido Rossa, Lorenzo Betassa, Piero Panciarellie Annamaria Ludmann, l'insospettabile proprietaria dell'appartamento.

Di particolare interesse

Santurio di Ns. Signora di Loreto

Chiesa dei Santi Tommaso Apostolo e Leone

Chiesa di N.S. della Provvidenza

Chiesa di Santa Caterina da Genova

Istituto Idrografico della Marina

Mura seicentesche

Forte Begato

Forte Sperone

 

wikipedia