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Via del Campo

Come la vicina Via San Luca, anche via del Campo ha origini antiche. Sin dall'epoca romana costituiva infatti un tratto di quell'importante via di comunicazione che, partendo da Piazza San Giorgio, conduceva verso Ponente. Una strada che per secoli attraversò una zona ancora poco urbanizzata nella quale, come suggerisce il toponimo, erano presenti campi coltivati e orti, appartenenti alla vicina diocesi di San Siro, la prima cattedrale di Genova.

Tale territorio venne annesso alla città con la costruzione della terza cinta muraria, le Mura del Barbarossa, edificate fra il 1155 ed il 1159. La Porta dei Vacca o di San Fede divenne così l'ingresso occidentale per accedere all'abitato e ancora adesso costituisce l'inizio ideale di questa via. L'importanza strategica di via del Campo è testimoniata ancora oggi dai superbi palazzi nobiliari che si succedono lungo di essa, quali il palazzo Lomellini-Serra che accorpa la torre meridionale della Porta di San Fede, lo splendido palazzo di Cesare Durazzo al civico 12, palazzo Bartolomeo Invrea al civico 10, col suo cortile sopraelevato preceduto da un atrio e imponente scalone, e palazzo Antonio Doria Invrea al civico 9. Queste residenze aristocratiche rinascimentali vennero inserite nelle liste dei Rolli e alcune sono saltuariamente visitabili.

Oltre ai palazzi, in via del Campo è visibile una delle poche torri superstiti della Genova medievale, quella dei Piccamiglio. Posta sull'arcata che conduce in vico di San Marcellino, fu costruita nel 1437 ed è attigua a quello che fu il palazzo dell'omonima famiglia.

A metà della via, sul lato a monte, è presente un piccolo slargo con una fontana, detto piazza dei Vacchero. Un tempo qui sorgeva la casa di Giulio Cesare Vacchero che, nel 1628, fu protagonista di una tentata congiura, appoggiata dal duca di Savoia Carlo Emanuele I, per impadronirsi del governo della Repubblica. La congiura venne sventata grazie al tradimento di un compagno del Vacchero che rivelò il piano al Doge. Giulio Cesare Vacchero fu condannato a morte e la sua casa abbattuta. Al suo posto fu eretta una Colonna infame che, ancora visibile dietro la fontana, ci racconta quanto avvenne:


JULIJ CAESARIS VACHERIJ

PERDITISSIMI HOMINIS

INFAMIS MEMORIA

QUI CUM IN REMPUBLICAM CONSPIRASSET

OBTRUNCATO CAPITE PUBLICATIS BONIS

EXPULSIS FILIIS DIRUTAQUE DOMO

DEBITAS POENAS LUIT

A.S.MDCXXVIII


(A memoria dell’infame Giulio Cesare Vacchero, uomo scelleratissimo, il quale avendo cospirato contro la Repubblica, mozzatogli il capo, confiscatigli i beni, banditigli i figli, demolitagli la casa, espiò le pene dovute)

I suoi discendenti chiesero ed ottennero il permesso di costruire la fontana proprio per nascondere la colonna e con essa l'onta che macchiò la famiglia.

Non si può lasciare via del Campo senza citare colui che, più di ogni altro, ha contribuito a renderla immortale:

Fabrizio De André.

Quella descritta nella sua celeberrima canzone non ci appare come l'arteria cittadina un tempo ricca di traffici e commerci, lungo la quale le famiglie della nobiltà costruirono i loro fastosi palazzi. La via del Campo di De Andrè è quella che vide il commercio spostarsi altrove, la borghesia trasferirsi in "altri paraggi" e che, inesorabilmente decadde. Al posto di nobili e mercanti arrivarono le "vittime di questo mondo", gli emarginati e gli esclusi protagonisti delle strofe del cantautore genovese.

Nello storico negozio di musica di Gianni Tassio è stata allestita una mostra permanente, "Via del Campo 29rosso", dedicata alla scuola dei cantautori genovesi ed in particolare a Fabrizio De André. Voluta dallo stesso proprietario dopo la scomparsa dell’amico cantautore, è diventata con gli anni una meta obbligata per i fan di Faber ed è oggi di proprietà del Comune di Genova.

Paola Spinola

 

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