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Enzo Tortora, amato conduttore tv, è ricordato anche per un famoso caso giudiziario, fu arrestato per associazione camorristica e traffico di stupefacenti.

Enzo Tortora

Il 30 novembre 1928 nasce a Genova Enzo Tortora, giornalista, conduttore e politico ricordato anche per un famoso caso di malagiustizia, fu infatti arrestato con la pesante accusa di associazione camorristica e traffico di stupefacenti, tre anni dopo l’arresto fu dimostrata la sua innocenza e definitivamente assolto. 

 

Dopo varie e giovanili esperienze nel mondo dello spettacolo (ha collaborato con la Baistrocchi, ha lavorato con Paolo Villaggio, è stato percussionista di un’orchestra) si laurea ed inizia a lavorare per la radio di stato e dopo pochi anni, 1956, la sua prima apparizione in video col ruolo di valletto di Silvana Pampanini nel programma che poi condurrà “Primo applauso”. Dopo vari successi fu allontanato dalla tv di stato per non aver impedito a Alighiero Noschese un’imitazione di Amintore Fanfani, “esilio” durato tre anni durante i quali lavorò per la televisione svizzera, tornò alla Rai per condurre “Il Gambero”, poi, dal 1965 al 1969 condusse “La Domenica Sportiva” e tenne a battesimo la prima edizione di “Giochi senza frontiere” e fu proprio nel 1969, al lapice della sua popolarità, che a seguito di una dichiarazione rilasciata durante un’intervista «un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi» fu licenziato in tronco. Dopo aver lavorato per emittenti private, giornali e radio in Italia ed in Svizzera, nel 1977 fece il suo rientro nella tv di stato con un programma che lo consacrerà definitivamente: “Portobello” che condurrà con un successo incredibile facendo incollare al piccolo schermo fino al 47% della popolazione italiana, numeri mai vista prima.

Il 17 giugno 1983 viene svegliato da Carabinieri che lo arrestano sulla base di testimonianze di alcuni pregiudicati. L’effetto mediatico è incredibile, la Rai manda in onda ininterrottamente notizie ed immagini che riguardano Tortora e l’Italia si divide tra colpevolisti ed innocentisti. Nel settembre del 1985 fu condannato a 10 anni di carcere e nel settembre del 1986 assolto con formula piena.

Il 20 febbraio del 1987 torna a condurre il suo “Portobello” e lo fa esordendo con un toccante discorso:

« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta

Il 18 maggio 1988 a seguito di un tumore polmonare muore e l’Italia perde uno dei protagonisti della televisione italiana.

A Enzo Tortora sono stati dedicati musei, strade, piazze e gallerie in molti comuni italiani, la sua vicenda ha ispirato film, fiction e speciali giornalistici.