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Il Sacro Graal a Genova

Guglielmo Embriaco

Nel corso dell’anno 1000 Genova cerca in tutti i modi di staccarsi dal Sacro Romano Impero, volendosi ricostruire un’identità, e decide di mettersi alla prova con le crociate.

Nel 1087 venne indetta una spedizione dal pontefice Vittore III a cui parteciparono Genova, Pisa, Amalfi, Salerno e Gaeta verso la città tunisina Al Mahdya, espugnata proprio ai saraceni. Nel 1092 invece Genova decide di combattere al fianco di Pisa nella spedizione volta a conquistare Valencia, e organizzata da Alfonso IV di Castiglia.
Intanto la Superba sta vivendo un periodo di massima floridezza, è forte e in costante crescita e sta sviluppando la sua arma più importante: la flotta marittima. Nel 1098 dà ulteriori prove di forza con l’assedio ad Antiochia e nel 1099 a Gerusalemme.
Tappe fondamentali della Prima Crociata che gettano le basi del colonialismo genovese. A garantire il successo di queste operazioni è l’abile condottiero genovese: Guglielmo Embriaco, così soprannominato per il suo vizio del bere.
Guglielmo era maggiormente noto a Genova come l’astuto condottiero e stratega delle crociate, accompagnato nelle sue spedizioni dal compagno e fratello Primo di Castello. Nel 1097 tornò vincitore da Antiochia e da Myra in Licia, da cui portò un tesoro dal valore inestimabile: le ceneri di San Giovanni Battista, tutt’oggi conservate nella cattedrale di San Lorenzo. Nel 1099 guidò l’assedio di Gerusalemme che lo vide ancora vincitore. Quando le truppe di Guglielmo approdarono a Giaffa, furono prese da un grande sconforto a causa della scarsità di armi e flotta rispetto a quella saracena. Così l’Embriaco ordinò la distruzione delle navi per ricavarne materiale con cui costruire armi e macchine da guerra. Proprio da qui si costruì la gran torre o torre mobile - senza la quale forse non si sarebbe riuscita ad espugnare Gerusalemme – che permise a Guglielmo di arrampicarsi sulle mura della città, invitando i suoi a seguirlo.
Nel 1100 parte la terza spedizione del valoroso genovese, questa volta accompagnato dal ventenne Caffaro. Colui che ne aveva cominciato a scrivere gli Annali nel 1099, un vero e proprio poema epico cittadino. La spedizione in questo caso ha carattere pubblico: Embriaco vi partecipa come Consul exercitus Januensium ed ha una flotta organizzata in ben 26 galee e 4 navi da carico. L’obiettivo della spedizione è di ristabilire i regni latini in Terra Santa occupando i principali porti del litorale. Guglielmo si impegna con il nuovo re di Gerusalemme, Bladovino di Buglione, nella conquista di Arzuf e Cesarea (1101). Grande opera di conquista, di fede e di astuzia attuata dal condottiero. Questa vittoria porta con sé ancora un ricco bottino: l’Embriaco riuscì infatti a portare a Genova il Sacro Catino, ritenuto l’autentico Sacro Graal.
Oggetto di restauri e di furti nel corso dei secoli futuri, desiderato da veneziani e francesi, venne rubato durante l’assedio di Genova da parte di Napoleone, per poi essere restituito in frantumi nel 1816. Dal 2017, dopo un ultimo restauro, è conservato nella cripta della cattedrale di San Lorenzo.
Le sue gesta a Cesarea verranno celebrate anche da Torquato Tasso nella celebre opera Gerusalemme liberata.

Passando per vico Giustiniani, salendo alla collina di Castello, si raggiunge Piazza degli Embriaci, sede del potente consorzio degli Embriaci, di antica nobiltà. La posizione strategica permetteva il controllo di tutte le vie d’accesso al castrum , e, la famiglia stessa denunciava in quella collocazione l’antica origine politico – militare, che si contrapponeva a quella mercantile dei Della Volta. In realtà scavi archeologici più recenti eseguiti sulla collina di Castello hanno poi dimostrato che l’area destinata agli Embriaci dovesse essere più a levante, dove ora si trova la “casa di Paganini”. Invece la nota torre e piazza Embriaci sarebbero da attribuire alla famiglia dei De Castro, di quel Primo di Castello che accompagnò Guglielmo durante le crociate.
Tuttavia l’intero complesso venne poi venduto ai Cattaneo nel 1514, per passare a Giulio Sale nel 1583 e infine ai Brignole nel 1607. Infatti oggi accanto alla torre figura anche il palazzo Brignole – Sale, proprio in memoria dei due predecessori.
La torre fu l’unica ad essere risparmiata dall’Editto del 1196, che volle il taglio ad 80 palmi (sarebbero 20 metri) di tutte le torri cittadine. Prima di allora le torri a Genova erano ben 66, costruite dalle famiglie nobili per rivaleggiare una sull’altra, un segno distintivo che indicasse il lustro di una famiglia rispetto a un’altra. Erano delle vere fortezze da cui i nobili lanciavano acqua bollente e pietre. La presenza di queste torri minava una pacifica convivenza cittadina, motivo per cui il podestà Drudo Marcellino promulgò il noto editto del 1196.
La torre appare ancora oggi perfettamente integra, composta da massicci blocchi in pietra bugnata. Probabilmente il materiale di costruzione venne riciclato da materiali di cinte murarie passate. La torre spicca su un’altezza di 40 metri ed è costellata di sottili feritoie nelle cortine murarie, in modo da permettere l’illuminazione e sulla sommità si trova una triplice cornice di archetti pensili. Il dislivello del suolo su cui torna ad innalzarsi verso il colle di Castello crea nello spazio raccolto della piazza, uno scorcio prospettico su per la scalinata, con lo sfondo della chiesa di Santa Maria di Castello.

 

Una vecchia cartolina mostra la Torre dei De Castro, meglio nota, anche se erroneamente come Torre degli Embriaci. Da qui si nota l’assenza delle merlature guelfe che possiamo osservare oggi, questo perché vennero aggiunte solo dopo il restauro del 1926.

La torre spicca sui tetti di Genova.


Oggi la torre è ben visibile e domina il cento storico. Amata da chi vuole assaporare il fascino intatto del Medio Evo. Passando per Torre degli Embriaci/De Castro si può ampliare la visita esplorando l’area di Castello e spostandosi verso l’attuale casa di Paganini, nel complesso di Santa Maria delle Grazie, dove prima vi era un convento, si può scorgere sotto una botola, la base dell’antica e originale torre degli Embriaci.

 

Per omaggiare il valore del condottiero - anche detto “Testa di Maglio” - è ancora oggi visibile in città la Torre degli Embriaci.

Nella foto: Guglielmo raffigurato sul prospetto principale di Palazzo San Giorgio porta in mano il Santo Catino.

Di Francesca Galleano

 

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