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Le storie di Palazzo San Giorgio e l’aneddoto del “Milione” di Marco Polo

Nell’articolo precedente abbiamo visto l’attività di Guglielmo Boccanegra dal punto di vista militare e politico, citando solo marginalmente il suo contributo per la realizzazione di Palazzo San Giorgio, uno dei principali siti della città di Genova.

Impossibile non cogliere la sua maestosità mentre si percorre la Sopraelevata o guardandolo con il naso all’insù dal Porto Antico. Un tesoro artistico che racchiude in sé secoli di storia.

Palazzo San Giorgio, anticamente noto come Palazzo del Mare – perché le onde ne lambivano le fondamenta - è oggi sede dell’Autorità Portuale e presenta due volti storici differenti. La facciata rivolta verso i portici di Sottoripa mostra l’arte civile medievale, mentre quella rivolta verso il mare è tutta di gusto rinascimentale. Realizzata quindi successivamente e affrescata poi nel 1610 da Lazzaro Tavarone, fu restaurata nel 1800 da Alfredo D’Andrade. Il portale dell’ingresso principale si apre tra piazza Caricamento e via della Mercanzia, proprio di fronte al Porto Antico. All’esterno della parte più antica sono visibili le teste leonine trafugate dai genovesi dal palazzo dei veneziani a Costantinopoli (nella battaglia raccontata precedentemente). Sulla facciata rinascimentale, rivolta quindi verso il mare, è raffigurato San Giorgio mentre uccide il drago e sei personaggi illustri genovesi: Caffaro, Guglielmo Embriaco, Cristoforo Colombo, Andrea Doria, Simone Boccanegra e Biagio Assereto.

La sua costruzione venne avviata intorno al 1257 per ordine del Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra, su progetto dell’architetto e monaco cistercense Frate Oliverio, a cui è dedicato il breve tratto di strada fra il palazzo e Sottoripa. In memoria del suo contributo vi è una targa affissa sul prospetto rivolto verso la città, che si riferisce proprio al frate architetto, a cui viene attribuito anche il prolungamento a mare del Molo Vecchio. La lapide recita così: “Nell’anno 1260 Guglielmo Boccanegra essendo Capitano di questa città ordinò che io fossi fatto e tosto come fu comandato con assiduo intervento mi foggiò all’uso presente Frate Oliverio, uomo divino per acutezza d’ingegno”. L’edificio venne costruito sul mare che, al tempo, lambiva direttamente la palazzata di Sottoripa. La zona era il fulcro commerciale della città, e il palazzo venne sì edificato nel cuore economico di Genova ma strategicamente “distante” sia dal potere religioso rappresentato dalla sede vescovile, sia dalle ingerenze politiche delle potenti famiglie nobiliari.

La funzione del palazzo quale sede del Capitano del Popolo durò solo due anni, fino a quando Boccanegra non venne deposto ed esiliato. Negli anni successivi il palazzo fu sede provvisoria del governo. Secondo la leggenda nelle sue carceri fu detenuto il celebre viaggiatore e mercante veneziano Marco Polo, caduto nelle mani dei genovesi in occasione della battaglia di Curzola del 1298. Durante la sua prigionia, che durò un anno, si dice che avesse dettato i resoconti dei suoi viaggi al compagno di cella Rustichello da Pisa e che in seguito vennero raccolti nella sua celeberrima opera Il Milione.

Nel 1407 per volere del Maresciallo di Francia Boucicault, il palazzo divenne sede del Banco delle Compere di San Giorgio – da cui prese l’attuale nome -  la più antica banca del mondo, che riuniva sotto di sé tutti i monopoli e le compere della Repubblica. Una potenza talmente grande da essere citata anche nelle opere di Machiavelli, che lo definisce “uno Stato nello Stato” per sottolinearne l’assoluta autonomia dal governo. Infine nel ‘900 fu destinato all’Autorità Portuale, all’allora Consorzio Autonomo del Porto di Genova, e così è ancora oggi.

Del palazzo non si può non menzionare la Sala del Capitano, dedicata proprio a Guglielmo Boccanegra che ne commissionò la realizzazione. D’Andrade, che ne curò il restauro, scelse di riprendere antichi motivi genovesi. Ugualmente degna di nota è la Sala delle Compere, anche detta Sala delle Congreghe, commissionata dal Banco di San Giorgio e destinata ad ospitare le riunioni del Consiglio che prevedeva circa 400 membri.  In questa stanza troviamo il dipinto di Domenico Piola raffigurante raffigurante San Giorgio in adorazione della Madonna Regina di Genova e due lapidi, una riportante la trascrizione di una lettera che Cristoforo Colombo scrisse ai membri del Banco, l’altra a ricordo della prima giornata della Conferenza Internazionale del 1922 che ebbe luogo proprio nel palazzo.

 Nela foto: La facciata rinascimentale. Al centro San Giorgio e sotto di lui i sei genovesi illustri

Francesca Galleano

 

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