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I Sestieri di Genova 

(le carte base per le illustrazioni sono tratte dal sito di Marco Cazzulo “Genova Ieri, Oggi e Domani”)


Il centro storico di Genova, semplicisticamente inquadrato a volte come, “i vicoli”, presenta in verità una natura antropica leggermente più complessa e curiosa. La Genova “vecchia”, quella che da Capo di Faro (la lanterna) giungeva e giunge sino alla foce del Rio Torbido sotto il colle di Carignano, è suddivisa in rioni, quartieri, localmente denominati “SESTIERI”.

Ancora oggi ne vediamo la prova, trovando in alcuni angoli dei nostri carruggi le tipiche targhe recanti le suddivisioni amministrative storiche. Il concetto di sestiere era persino proprio non solo di Genova ma di altre parti della Liguria stessa. Lavagna, Rapallo e molte altre cittadine delle riviere presentano, ancora oggi, queste antiche divisioni e denominazioni.  I sestieri a Genova erano e sono sei: della Maddalena, di Prè, del Molo, di Portoria, di San Vincenzo e di San Teodoro. Noi per questo breve viaggio ci concentreremo esclusivamente sui sestieri “entro le mura”, le mura del XVI secolo e quindi i primi quattro


Partiamo da colui che venne definito “il cuore della genovesità” e purtroppo il sestiere che, in tempi recenti, ha dovuto subire enormi sconvolgimenti: Portoria. L’etimologia del vocabolo è in parte ignota oltreché enigmatica, gravitando attorno a due principali interpretazioni. La prima vuole che tale appellativo venisse dalla Porta Aurea, “sorella” di Porta Soprana all’interno delle mura del barbarossa, localizzata sullo scomparso “Piano di Piccapietra” e demolita negli anni ‘60 con tutto il vecchio quartiere. La porta veniva anche indicata come “Porta d’Oria”, essendo stata costruita in una zona prevalentemente di proprietà della suddetta famiglia: la contrazione del termine produceva niente meno che l’appellativo “Port’Oria”...e da lì il nome di tutto il sestiere. Ma la seconda interpretazione è ancora più antica. Il nome Portoria deriverebbe persino dal piccolo porto che, nella più remota antichità, s’insinuava sino in Ponticello alla foce del Rio Torbido; tra il Colle di Carignano e quello di Sarzano: il “Seno di Giano”, culla di Genova. Come riportato precedentemente, il quartiere ha subito, a partire dagli anni ‘20 del secolo scorso, radicali e drammatiche trasformazioni che hanno eliminato grandi parti di quella, che da molti, veniva indicata come la più autentica e vera Genova. Sulla cartina qui riportata sono delineate in rosso le zone che, ad oggi, risultano scomparse: sono la (quasi) totalità degli antichi quartieri di Piccapietra (anni ‘60 - zona A), Morcento-Sant’Andrea (anni ’30 - zona B) e Madre di Dio (anni ‘70 - zona C). Una scelleratezza che, purtroppo, fu figlia delle convinzioni e delle politiche dell’epoca circa le aree storiche delle città italiane. 

 

 

Sopra, a destra, il quartiere di Piccapietra in demolizione con al centro i resti della Porta Aurea. In alto a sinistra è visibile il vecchio edificio del Teatro Carlo Felice.

 


Ma passiamo ora al sestiere del Molo. Pare fuori dubbio che il nome di questo rione provenga dall’antico Molo romano costruito da Lucrezio Spurio, per ordine di Roma nella zona sita circa all’altezza dell’attuale piazza Cavour. Il sestiere nacque dopo di quello di Portoria poiché, come abbiamo già detto, il primitivo porto era quello del Seno di Giano…oltre a quello di “Staleia” (Staglieno) ebbene si! che esisteva nel lontanissimo passato sulla zona del Bisagno. Il molo romano fu, pertanto, colui che diventerà il più conosciuto “Molo Vecchio”; la propaggine più interna e più corta del nuovo porto. Oggi si può dire che, a seguito della scomparsa di grandi porzioni della vecchia Portoria, questo sestiere sia il cuore palpitante della Genova vecchia. Al suo interno, la zona di Palazzo Ducale, del Palazzo Arcivescovile e della Cattedrale di San Lorenzo (zona A). Vi si trova ugualmente la Collina di Castello (zona B), adiacente a Sarzano e propaggine antichissima della culla di Genova che si trovava appunto al di sotto, alla foce del Rio Torbido. Infine la zona del Mandraccio, dal latino “Mandraculum”, “ricettacolo”, (zona C) e dei primi insediamenti portuali dove poi si costituirà, nel XVII secolo, il “Porto Franco”

 

 

Sopra, a destra, la Porta del Molo sita sul Molo Vecchio e comunemente indicata, in maniera errata, come "Porta Siberia". 


Continuiamo il nostro viaggio con il rione della “Maddalena”. Esso deve il nome alla chiesa parrocchiale di antichissima origine li presente, completamente ricostruita dai Padri Somaschi nel 1558. Questo sestiere, seppur tra i più ridotti in termini di area, può vantare una gloriosa antichità che dalle origini di Genova va sino ai magnifici palazzi di Strada Nuova o Via Garibaldi (zona A). Una via che è forse tra le più belle ed emblematiche di Genova, se non la più bella! Primo esempio di lottizzazione, è qui che nel XVI secolo le famiglie più potenti dell’aristocrazia genovese fecero costruire le loro immense dimore. La zona B è invece quella che racchiude la zona delle Vigne, con l’omonima Basilica capolavoro del barocco genovese e zona in cui, proprio per il nome, nei tempi romani, si trovavano innumerevoli coltivazioni di questa pianta. E per finire la zona di San Siro (zona C), prima Cattedrale della città a cui seguì poi San Lorenzo e precedentemente dotata di un campanile abbattuto nel secolo scorso. 

 


E siamo giunti infine al sestiere di Pré, già incluso nelle mura cittadine a partire dall’ampliamento del 1346, ampliamento che fece perdere le sue funzioni a “Porta dei Vacca”, o porta “Sottana”, la sorella di Porta Soprana. L’etimologia è nebulosissima e difficile da rintracciare. Si ipotizza che il nome derivi dal prefisso dell'arcaica parola francese “Prementon”, ossia posto “prima o dopo”, prima del monte ( il promontorio della lanterna) e dopo la porta (la porta dei Vacca). Il rione conservava la porta di San Tommaso, distrutta nel  1580 insieme ad una porzione delle vecchie mura cittadine più interne per aprire quella che sarà la Piazza dell’Acquaverde (zona A). Acquaverde perché pare prendesse il nome da un antico stagno di acque salmastre alimentato dal vicino Rio S.Ugo. Oggi è qui che si trova la Stazione di Genova Piazza Principe. Vi è poi la zona posta tra le colline di Castelletto ed il fronte mare, ossia Via Balbi (zona B), opera ideata dagli esponenti della nobile famiglia a partire dal XVII secolo e contenente l’odierno “Palazzo Reale”. Ed infine la zona del Carmine (zona C), con la maestosa chiesa dell’Annunziata del Vastato; eretta nel 1520 e superbo esempio del barocco genovese. La località del Carmine (esattamente indicata dalla lettera C), pare fosse conosciuta negli antichi tempi sotto il nome di “Taurica”. Era una pendice della sovrastante collina, che finiva nella marina sottostante, con documenti del 1160 recanti indicazioni di coltivazioni a vigneto e la presenza di un frantoio

 

 

Oggi è forse una delle pochissime zone di Genova in cui si possono ancora vedere edifici antichissimi, abitazioni strette tra dedali di vicoli con nomi suggestivi e fantasiosi; una perla di Genova sopravvissuta. Sopravvissuta per la memoria di tutti. 

 

Riccardo Tadei

 

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