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Palazzo Rodolfo e Francesco Brignole-Sale

Progettato tra il 1671 e il 1677 dall’architetto Pietro Antonio Corradi – già attivo nell’ampliamento del palazzo di Francesco Maria Balbi nella strada omonima – per Rodolfo e Francesco Brignole Sale,

il palazzo (il cui cantiere fu coordinato da Matteo Lagomaggiore) presenta due piani nobili sovrapposti, risolvendo così il problema di fornire un’abitazione d’identico prestigio per i due fratelli, secondo un modello inaugurato da Bartolomeo Bianco in Strada Balbi per Giacomo e Pantaleo.
Molteplici le fasi di decorazione e arricchimento del palazzo, sempre su committenza della famiglia, che si apre su Strada Nuova con la consueta successione di atrio-cortile-ninfeo e imbocco dello scalone monumentale dal lato del secondo: il secondo piano nobile viene infatti affrescato, a partire dal 1687, dai principali protagonisti del barocco genovese. Gregorio De Ferrari e Domenico Piola con il figlio Paolo Gerolamo e, in una seconda fase, dal 1691, anche da Giovanni Andrea Carlone, Carlo Antonio Tavella e Domenico Guidobono, affiancati da quadraturisti e stuccatori.
Appartengono alla prima fase decorativa il salone – affrescato con il Mito di Fetonte da Gregorio De Ferrari con la collaborazione dei quadraturisti bolognesi Gio. Enrico e Antonio Haffner, distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale -, e i quattro salotti a levante, decorati con le quattro stagioni dell’anno da Domenico Piola (Autunno e Inverno) e, ancora, da Gregorio (Primavera ed Estate). Conclude il ciclo la galleria, altrimenti conosciuta come Loggia delle Rovine: ricavata della chiusura delle arcare della loggia preesistente, fu decorata dagli affreschi di Paolo Gerolamo Piola (Mito di Diana ed Endimione) e dalle finte architetture in rovina di Nicolò Codazzi. La seconda fase decorativa, che prende avvio a partire dal 1691, interessa invece i salotti del lato di ponente e vede protagonisti Giovanni Andrea Carlone e Antonio Haffner (Vita dell’uomo e Arti Liberali) insieme ai Paesaggi di Carlo Antonio Tavella e Bartolomeo Guidobono (Fucina di Vulcano, nel 1736 sostituita dalla Gioventù in cimento di Domenico Parodi)
Le migliorie e gli ampliamenti della dimora proseguono per tutto il Settecento e l’Ottocento, con la realizzazione di tre nuovi appartamenti, dei quali uno negli spazi del mezzanino tra i due piani nobili (1710), e con l’allestimento di nuove sale aggiornate al gusto del tempo e la predisposizione di quadrature alle pareti per un rinnovo della sistemazione della collezione di tele.
Rimasto in proprietà dei Brignole Sale fino al 1874, anno in cui l’ultima erede, Maria Brignole Sale De Ferrari, duchessa di Galliera, decide di donare la dimora, con tutti i suoi arredi e le sue collezioni, alla città di Genova, il palazzo diviene una sede museale, che accoglierà, a partire dal 1888, anche gli arredi della dimora parigina della famiglia.
Dopo alcuni ampliamenti dei percorsi di visita aperti nel 1931 sono i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che segnarono un momento di grande trasformazione del manufatto: sottoposto a due successivi interventi di restauro, rispettivamente del 1953 e del 1961, coordinati dall’allora direttrice dell’Ufficio Belle Arti e Storia Caterina Marcenaro e condotti dall’architetto Franco Albini, divenne uno dei principali poli del rinnovo museale italiano del momento.

(VisitGenoa)

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