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Foto di Francesco Gragnoli 

La fine ingloriosa del Governatore

"OPIZZINO D'ALZATE TIRANNO
PER IMPETO DI POPOLO
QUI PERDEVA LO STATO E LA VITA
1436"

Questo è quanto si legge in una lapide di marmo in via San Siro. Per trovarla volgete le spalle alla facciata della chiesa e la potrete vedere, a circa tre metri di altezza, sul muro dell'edificio alla sinistra di salita San Siro, il caruggio in discesa che porta a Fossatello.


Chi era Opizzino D'Alzate?
Nel tentativo di porre un freno alle continue e cruente lotte politiche interne, a partire dalla metà del '300 la città aveva a più riprese offerto la sovranità formale ad un principe straniero. La prima volta fu dal 1353 al 1356 con la prima "dedizione" alla signoria dei Visconti. A questa ne seguirono altre, intervallate a periodi in cui Genova recuperava totalmente la propria indipendenza.
Dal 1421 al 1435 ci fu la seconda "dedizione" viscontea e Filippo Maria Visconti, duca di Milano e signore di Genova, era rappresentato da un Governatore: nel 1434 ebbe tale incarico Opizzino D'Alzate.
Questi non fu particolarmente ben voluto in città a causa dei suoi metodi repressivi piuttosto severi e per la tendenza ad approfittare del proprio ruolo per arricchirsi. Tuttavia sarebbe approssimativo attribuire alle malversazioni del Governatore, quanto di lì a poco sarebbe successo.
L'insofferenza dei genovesi per il dominio dei Visconti va cercato altrove, più precisamente a Gaeta.
Nel 1435 Genova venne coinvolta nella guerra per la successione al trono di Napoli che vedeva fronteggiarsi Renato d'Angiò e Alfonso V d'Aragona. Schierata con il primo, Genova aveva inviato due navi, al comando di Francesco Spinola, per fornire aiuti al re asserragliato a Gaeta. Ad agosto ci fu lo scontro decisivo, una battaglia navale al largo di Ponza che non solo vide trionfare i genovesi ma che si concluse con la cattura del re d'Aragona e altri illustri cortigiani.
A questo punto però ci fu il tradimento di colui che "de iure" era il signore di Genova, Filippo Maria Visconti.
Alleatosi segretamente con Alfonso V, impose ai genovesi di liberarlo, restituire il bottino e scortarlo, a proprie spese e con tutti gli onori, in Spagna.
Invece che un lauto riscatto, Genova ottenne una scottante umiliazione.
Torniamo ad Opizzino D'Alzate. L'offesa morale e il danno economico subiti a causa del voltafaccia del Visconti furono tali che tutti in città volevano mettere fine al suo dominio e il 15 gennaio 1436 se ne presentò l'occasione. Quel giorno era previsto l'avvicendamento del Governatore: Opizzino D'Alzate uscì dalla sua residenza vicino a San Lorenzo, in pompa magna e alla testa di un corteo bardato a festa, per dirigersi verso la Porta di San Tommaso e accogliere il nuovo Governatore, Erasmo Trivulzio. Una volta arrivato a Fossatello però, esplose la rivolta o, più probabilmente, l'imboscata già da tempo preparata: il popolo gli si rivoltò contro. Opizzino tentò la fuga verso il Castelletto ma in via San Siro fu disarcionato dal palafreno che montava e, rovinato a terra, fu letteralmente fatto a pezzi dalla folla.
Così finì il dominio del Visconti e l'esperienza genovese del suo Governatore.

Paola Spinola

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