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Nel cuore del quartiere Molo nel 1125  Martino Doria, frate benedettino, ottenne il permesso di far costruire sul terreno di famiglia quella che ancora oggi è l’”abbazia dei Doria”,....

Abbazia San Matteo

Nel cuore del quartiere Molo nel 1125  Martino Doria, frate benedettino, ottenne il permesso di far costruire sul terreno di famiglia quella che ancora oggi è l’”abbazia dei Doria”, siamo in Piazza San Matteo uno degli angoli medioevali più ben conservati. Nel 1278 fu completamente ricostruita nello stile dei palazzi della famiglia usando pietra del promontorio e marmo bianco, fu anche ingrandita ingrandita e nei primi anni del 1300 fu realizzato il chiostro, tra la chiesa a Palazzo Branca Doria. Al chiostro, costruito per volere del priore Andrea di Goano, si accede attraverso un arco sulla sinistra della chiesa, ha una forma quadrangolare con archi in mattoni ed ha al centro un pozzo. Lungo le pareti del loggiato, numerose lapidi sepolcrali della famiglia Doria

 

Dal 2004 l'antico chiostro è divenuto la sede dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Genova

La chiesa fu restaurata a metà del XVI secolo, gli interventi riguardarono il presbiterio la cupola e la realizzazione della cripta, successivamente, grazie al progetto di G.B Castello vennero modificate le navate e fu realizzata la decorazione, raffigurante episodi della vita di San Matteo. Dopo questo periodo la chiesa non subì più interventi significativi. Nei primi anni del XX secolo fu invece sistemata la piazza e restaurato il chiostro

Dal 1910 al 1930 con la sistemazione della piazza vennero restaurati il chiostro e la facciata. Nel 1935 fu modificata la scalinata d'accesso al piazzale, mentre in occasione delle celebrazioni colombiane del 1992 venne rifatta la copertura.

Molte le opere che si possono ammirare all’interno dell’edificio: marmi, dipinti etc... Inoltre sull’altare maggiore è conservata una spada appartenuta ad Andrea Doria donatagli da Papa Paolo III, interessante anche l’organo a canne costruito da Antonio Alari nel 1773.

 

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