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Foto di Paola Spinola 

Pé Zena e pé San Zorzo

Nella sua Leggenda Aurea, Jacopo da Varagine (1230-1298) racconta che, alla fine del IV secolo d.C., nei pressi della città libica di Selem dimorava un drago che, col proprio fiato, poteva uccidere chiunque gli si avvicinasse.

La popolazione, per placarne l'ira e cercare di tenerlo a bada, era solita offrirgli due pecore ogni giorno. Quando il bestiame iniziò a scarseggiare si decise che l'offerta quotidiana sarebbe stata costituita da una pecora e da un giovane, estratto a sorte fra gli abitanti della città. Malauguratamente, un giorno venne estratta Silene, la figlia del re, il quale, pur di non perderla, offrì parte delle proprie ricchezze al popolo affinché venisse scelto qualcun'altro. Ma gli abitanti, che già avevano sacrificato tanti dei loro figli, non accettarono lo scambio e, dopo giorni di trattative, il sovrano fu costretto a cedere. Mentre Silene si stava recando nei pressi del lago dove dimorava il drago, si imbattè in un giovane cavaliere, Giorgio, il quale, venuto a conoscenza della sua triste storia, le promise che sarebbe intervenuto per sottrarla alla morte. Le disse di avvolgere la propria cintura attorno al collo del drago che, stranamente ammansito, si fece condurre in città dalla fanciulla. Qui Giorgio disse agli abitanti di essere stato inviato da Dio per placare l'ira della bestia e che l'avrebbe uccisa se loro si fossero convertiti al Cristianesimo. Tutti accettarono di essere battezzati e Giorgio uccise il drago, liberando per sempre la città.

Il culto di San Giorgio venne introdotto a Genova negli anni che la videro coinvolta nella guerra Greco-Gotica (535-553), quando l'imperatore romano d'Oriente Giustiniano decise di riconquistare l'Italia, al tempo sotto il dominio degli Ostrogoti. Genova, schierata con l'imperatore, divenne uno strategico avamposto per l'invio di truppe nella pianura Padana. In città affluirono le milizie bizantine e con esse arrivò il loro protettore, San Giorgio, la cui immagine venne custodita in una chiesa edificata nei pressi di quello che, in epoca romana, era il Foro. Terminato il breve periodo bizantino, il culto di San Giorgio perdurò in città e si radicò a tal punto da diventarne il simbolo stesso. Il vessillo del Comune, raffigurante il santo con la croce rossa su campo bianco, era custodito nell'omonima chiesa e da lì ne usciva solo per le solenni processioni religiose o, affidato alla nave ammiraglia, quando la flotta genovese salpava per prendere parte a qualche spedizione bellica.
Coloro che avevano combattuto per Genova e per San Giorgio potevano ornare il proprio palazzo con l'effige del santo.

Nel centro storico della città sono ancora numerosi questi portali; alcuni quasi illeggibili a causa dell'incuria e dell'inesorabile trascorrere del tempo, altri miracolosamente conservati in uno stato tale da permetterci ancora oggi di osservarne i minuziosi dettagli.
L'iconografia della scena descritta si ripete regolarmente: al centro, rivolto verso sinistra, il santo a cavallo nell'atto di trafiggere il drago, armato di lancia e imbracciante lo scudo con la croce. Il drago può assumere diverse posizioni a seconda dell'epoca a cui risale il portale: da quasi sdraiato sotto al cavallo a seduto di fronte ad esso. Tranne una sola eccezione (vico dell'Oliva 13r, portale del palazzo Grimaldi-Oliva), il drago è tenuto al laccio dalla fanciulla, la giovane Silene che assiste alla scena.
Ai lati due figure, spesso due angeli oppure due uomini armati, che reggono uno scudo su cui è scolpito lo stemma araldico del committente. Purtroppo molti di questi stemmi non sono giunti fino a noi. Nel 1798, con l'avvento della giacobina Repubblica Ligure, ispirata ai valori della Rivoluzione Francese, vennero abolite le distinzioni sociali, la Nobiltà e tutto ciò che ad essa perteneva, come titoli e stemmi. Fu promulgata una legge che imponeva una onerosa tassa sugli stemmi esposti e, piuttosto che pagarla, molti nobili preferirono far abradere i simboli della propria casata dai portali.
Tutte le raffigurazioni di San Giorgio presentano queste caratteristiche di base. Ce ne sono di molto semplici ed altri ricchi di dettagli, quali decorazioni floreali, angeli che reggono il monogramma di Cristo, diversi personaggi che assistono alla scena, pastori e animali. Scoprirne uno quando si percorrono le vie del centro storico è sempre una sorpresa e osservarli ci avvicina alla storia secolare della nostra città.

 

Paola Spinola

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