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Castello Mackenzie, il sogno medievale

Castello Mackenzie Genova

Il castello Mackenzie è stato definito "sogno medievale", essendo un insieme eterogeneo e particolare di vari elementi, tra cui grotte, torri, mura merlate, un "pastiche" più idealizzato che filologicamente corretto. Si tratta di un edificio che rispecchia perfettamente il gusto, tipico dell'Ottocento, per le integrazioni e la contaminazione tra diversi stili e diverse epoche, specialmente l'arte medievale fiorentina. In questo contesto si inserisce il committente, l'assicuratore scozzese Evan Mackenzie

, ricco collezionista del tardo '800 appassionato di antiquariato e "bibliofilo" (infatti all'interno del castello è presente una stanza interamente dedicata alle opere di Dante Alighieri). Agli inizi degli anni '90 avviene l'incontro tra Mackenzie e Gino Coppedè nella Galleria degli scultori Romanelli, artisti del mercato fiorentino; allora Coppedè non era neppure trentenne ma Mackenzie gli affida la progettazione di quello che diventerà il "capolavoro dello stile Coppedè", che pur essendo la sua prima opera ne stabilisce la consacrazione nel panorama artistico. Gino Coppedè, nato a Firenze nel 1866 da un artigiano del mobile, è un artista di formazione eclettico-storicista, ma si rivela malleabile alle particolari richieste dela committenza. I lavori durano un decennio e la decorazione viene ultimata tra il 1909 e il 1912, anche se nel 1902 il castello assume già la sua fisionomia definitiva. All'interno dell'edificio sono contenute opere autentiche, copie e frammenti originali completati dallo scultore e dalla sua bottega, secondo i principi di integrazione e contaminazione; questa è una delle caratteristiche dell'antiquariato dell'epoca, e il tipo di architettura che ne deriva è detto "in stile". Il castello ha subito vicende alterne: alla morte di Evan Mackenzie nel 1935 la figlia Isa decide di venderlo e nel 1939 diventa sede del Comando dei Carabinieri; durante la II Guerra Mondiale viene occupato dai militari, poi per decenni è utilizzato dagli atleti della "Società Ginnastica Rubattino" come palestra di allenamento, subendo un forte degrado. Nel 1986 il collezionista americano Mitchell Wolfson Jr acquista il castello e lo sottopone ad un restauro lungo e costoso a partire dal 1991; infine viene venduto a Marcello Cambi, restauratore toscano, che ne fa la sede della sua "Casa d'Aste". Oggi, ristrutturato e aperto al pubblico, è stato censito come spazio per la cultura (infatti, tra gli altri eventi, nell'autunno del 2006 è stato una delle sedi del Festival della Scienza). Il castello Mackenzie, definito"capriccio da re" per l'incredibile sfarzosità sia nell'architettura che nella decorazione, è tuttavia in primo luogo una residenza, progettato per essere abitato e quindi dotato di tutte le comodità e di strutture all'avanguardia per l'epoca (come l'impianto per il riscaldamento centralizzato, la piscina coperta con sauna, l'ascensore); gli elementi funzionali sono comunque sottoposti a quelli decorativi, in un insieme vario ma nel complesso omogeneo. La struttura architettonica complessiva occupa un'area di oltre 4000 metri quadrati, delimitata da una cinta muraria merlata con torri e torrette, cortili, scale e percorsi di ronda; il volume principale si articola in 4 piani fuori terra e un piano interrato, al quale sono collegate le grotte artificiali e il chiostro. Il solo castello occupa circa 900 metri quadrati, di cui 600 al piano terra e 300 al primo piano, e sorge nell'area dove già esisteva Villa Zignago; questa villa, eseguita tra '800 e '900 nel tipico stile della villa genovese del '600, è stata poi ristrutturata da Coppedè e inglobata nel castello.
Lo stile ha preso il nome dall'architetto, "Stile Coppedè", proprio perchè personale, particolare, con sovrabbondanza di particolari; il nome dello stile è stato attribuito da un redattore del "Corriere di Genova" nel 1908. Il castello ha una posizione emergente rispetto all'assetto urbano e paesaggistico della zona su cui sorge, molto scenografico per un preciso scopo: l'intento autocelebrativo della committenza. La zona di Castelletto era l'area di residenza della media borghesia di cui facevano parte i Mackenzie, mentre il centro della città ospitava il popolo. Ci sono state 2 fasi di intervento, e solo con la seconda vengono realizzati il chiostro e le grotte. E l'elemento più particolare è proprio il sistema di grotte artificiali sotterranee, decorate con stalattiti fissate al solaio; l'interno delle grotte è costituito da un atrio con sassi e rocce, usati come fondale per una copia in gesso della "Venere di Milo", con uno spiccato gusto per l'esotico nella decorazione del basamento. Questo gusto teatrale si nota anche nell'originario laghetto artificiale, sede dei giochi d'acqua. L'accesso è molto scenografico, decorato da un loggiato di archi gotici con il motivo della salamandra.

 

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