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Acquedotto storico

Acquedotto storico

Da sempre i genovesi  attingono le necessarie risorse idriche dalla Valbisagno, risale infatti a duemila anni la prima grande opera che, convogliando le acque del Bisagno e di alcuni affluenti formarono un lago artificiale, il lago Dragonarius e da lì, con un percorso di 7 km, l’acqua giungeva fino a Sant’Andrea. Una curiosità, in mezzo a questo lago c’era un isolotto di proprietà di un vescovo della quale ancora oggi troviamo testimonianza nella toponomastica proprio lì, infatti, c’è una strada conosciuta col nome di “Via Isola del Vescovo”. Siamo nell’attuale quartiere di Molassana.

Intorno all’anno mille, per la necessità di rifornire anche le zone collinari della città, venne scelto il veilino come punto di partenza del nuovo acquedotto, si resero necessarie importanti opere murarie ancora presenti e inserite nel panorama urbanistico della Valbisagno e del centro storico, con vari ponti ed arcate ancora perfettamente conservati, basti pensare che i portici di Sottoripa sono costruiti sulle arcate dell'acquedotto che portava acqua alle navi. Nel corso dei secoli la partenza dell’acquedotto venne spostata ancora verso l’alto,intorno alla metà del 1200 a Trensasco e nel 1600 addirittura a Bargagli.

L'acquedotto, ancora intatto in molti tratti, si configura come un percorso pedonale lungo circa ventotto chilometri, abbandonato per anni, oggi, è a pieno titolo una delle attrattive della città, un suggestivo camminamento “a mezza costa” per un itinerario escursionistico in uno scenario rilevante sotto moltissimi punti di vista, frequentato dalle famiglie genovesi ma ancora completamente sconosciuto dai turisti.

Bene, dopo questa “botta di cultura” siamo pronti con bicicletta o scarpe da trekking a passare una giornata all’aria aperta per fare un po’ di attività fisica o solo una bella passeggiata.

 

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