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La costruzione delle mura dette “del Barbarossa” (1155) aveva incluso nella cerchia cittadina l’area del cosiddetto Burgus.....

La costruzione delle mura dette “del Barbarossa” (1155) aveva incluso nella cerchia cittadina l’area del cosiddetto Burgus, corrispondente all’incirca all’attuale quartiere della Maddalena, già in buona parte urbanizzata dalla comunità monastica di San Siro, portando il limite di ponente dell’area urbana alla porta di Santa Fede o Sottana, oggi conosciuta come "Porta dei Vacca".

 

Il primi insediamenti nella zona risalgono proprio a quella seconda metà del XII secolo, quando all'esterno della porta dei Vacca iniziò a svilupparsi un borgo lungo il tracciato della strada costiera che uscendo dalla città conduceva a ponente e che, molto probabilmente, altro non era che il tratto iniziale dell’antica Via Postumia.

Prè, come altri quartieri genovesi (ad esempio San Vincenzo, al limite orientale della città) nasce come centro di via, legato cioè ai servizi forniti ai viaggiatori che percorrevano la via di accesso alla città o arrivavano via mare; come spesso accadeva in epoca medievale furono gli ordini monastici a favorire l'urbanizzazione della zona, con i loro ospitali, creati per fornire alloggio e assistenza ai viaggiatori che transitavano per il porto di Genova diretti in Terra santa e in oriente: crociati,pellegrini e mercanti. Il primo e più conosciuto di questi fu la Commenda di San Giovanni di Prè dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, o Cavalieri gerosolimitani, costruito nel 1180, ma nella zona, appena fuori dalle mura, sorsero anche quelli di Sant’Antonio Abate, Santa Fede, alla foce del rio Carbonara e l’Ospedale dello Scalo.

Quasi contemporaneamente, a partire dal 1163, nella zona portuale antistante furono concentrati gli scali di riparazione delle navi, mentre nella seconda metà del XIII secolo, ad opera di frate Oliverio e di Marino Boccanegra fu costituita una darsena con attiguo arsenale. Quel primo terminal portuale garantì l'impulso economico allo sviluppo del borgo.

Con la costruzione delle nuove mura di ponente, nel 1347, tutto il quartiere fu inglobato nel perimetro cittadino e la sua via centrale (l’attuale Via Pre') divenne l'arteria principale di uscita dalla città verso ponente, attraverso la porta di San Tommaso, che sorgeva nell’attuale piazza del Principe.

La cintura esterna costituita da queste strade, caratterizzata da antichi palazzi nobiliari ed edifici religiosi, racchiude al suo interno un reticolato di stretti vicoli, con modeste abitazioni, storicamente destinate ai ceti sociali meno abbienti e oggi in per la maggior parte in stato di degrado. Le principali strade interne sono vico della Croce Bianca (tra piazza della Nunziata e Via del Campo), vico del Campo e vico di Santa Sabina; perpendicolari a questi, vico di Untoria, vico dei Fregoso e vico degli Adorno. Quest’ultimo era un tempo abitato dall'omonima famiglia che, nel punto in cui la strada sbocca in Via Lomellini, appose una lapide probabilmente in ardesia recante la scritta: "Pax huic domui" (Pace a questa casa).

Nel corso dei secoli l’area del Ghetto, poco conosciuta dagli stessi genovesi, ha subito un progressivo degrado sia in termini di patrimonio edilizio sia in riferimento al tessuto sociale. A partire dal secondo dopoguerra il ghetto, abbandonato da gran parte degli originari abitanti, divenne uno dei principali luoghi di prostituzione di travestiti etransessuali. Questo fenomeno, in parte presente ancora oggi, toccò il suo massimo tra gli anni settanta e ottanta. Dalla fine degli anni ottanta la situazione di degrado è peggiorata per il diffondersi dello spaccio di stupefacenti. La popolazione del ghetto è oggi di circa un migliaio di persone, con un’altissima percentuale di immigrati solo in parte provvisti di regolare permesso di soggiorno. Le rilevazioni ufficiali non tengono ovviamente conto della presenza dei numerosi immigrati irregolari.

A partire dal 2004 sono stati programmati interventi di riqualificazione, volti a creare servizi pubblici e centri di aggregazione, nonché favorire interventi di recupero del patrimonio edilizio, pubblico e privato.

Il quartiere di Prè ha tuttavia mantenuto nel tempo un carattere popolare, diversamente dal Burgus, dove lungo l’asse formato da Via del Campo, via S. Luca, piazza Banchi si aprono numerose piccole piazze sulle quali si affacciavano insediamenti nobiliari.

Nel 1493, a seguito dell’editto dei sovrani di Castiglia che dopo la ‘’Reconquista’’ sancì l’espulsione degli ebrei sefarditi dalla Spagna, la Repubblica di Genova accolse una comunità (circa 300 persone) di questi esuli, che secondo la mentalità dell’epoca, permeata da pregiudizi religiosi verso gli ebrei, vennero confinati in un’area nei pressi di Via del Campo, all’interno delle vecchie mura del Barbarossa. Nonostante le restrizioni, agli ebrei fu concesso di aprire una sinagoga, ma oggi non resta traccia di questo edificio. La zona intorno alla metà del Seicento divenne un vero e proprio ghetto, recintato e con gli accessi sorvegliati per evitare contatti tra ebrei e cristiani, ma già nel 1674 fu trasferito in piazza dei Tessitori, nella zona di Sarzano. A quell’epoca la comunità ebraica genovese contava 174 persone.

La costruzione della "Strada Balbi"

La prima rivoluzione urbanistica del quartiere avvenne all'inizio del Seicento quando vi si insediarono alcune nobili famiglie genovesi, tra cui i Durazzo e i Balbi. E saranno proprio questi ultimi a modificare il tessuto urbano con l'apertura a monte della Strada Balbi (Via Balbi) e la costruzione lungo essa di sontuosi palazzi.

La nuova strada, oltre a celebrare la potenza della città e della sua oligarchia aveva un utilizzo pratico. Infatti essendo per l'epoca molto larga e rettilinea rendeva finalmente agevole il transito delle merci dirette a ponente e a nord che fino ad allora avevano dovuto passare, con gran difficoltà, per lo stretto budello di Via Pre'.

L'Ottocento

Un’altra svolta, sempre legata allo sviluppo della viabilità urbana legata al porto, fu l’apertura della strada carrabile litoranea voluta dal re Carlo Alberto (oggi via Gramsci), che collegava piazza Principe con piazza Caricamento. Con la realizzazione della nuova strada la storica via medievale perse definitivamente la sua funzione di arteria di uscita dalla città che comunque, in realtà, aveva già perso da tempo, visto che ormai il trasporto delle merci e dei passeggeri tra il porto antico e i nuovi moli sorti a ponente avveniva via mare all'interno del porto stesso.

La costruzione della nuova Stazione Piazza Principe, realizzata tra il 1854 e il 1860 modificò profondamente la zona nord-occidentale del quartiere. Per far spazio alla nuova stazione vennero abbattuti due monasteri e la porta di San Tommaso, che già dal 1632, con la costruzione delle Mura nuove sui colli intorno alla città, aveva perso il suo ruolo di accesso alla città.

Il Novecento

Nel Novecento il riordino urbanistico continuò senza sosta con altre demolizioni nella zona della stazione per far posto a grandi alberghi, alcuni dei quali ancora in attività.

Il quartiere storico nel secondo dopoguerra e negli anni del boom economico divenne il centro della prostituzione e del contrabbando di sigarette. Nell’immediato dopoguerra fu la piccola malavita di origine napoletana ad insediarsi nei caruggi per gestire questi traffici, sfruttando soprattutto i vizi di marinai e militari: celebri nelle cronache di quegli anni furono le figure di Francesco Fucci detto "Mano ‘e pece" e di sua moglie Carmela Ferro, detta "Marechiaro" A partire dagli anni settanta, con il massiccio diffondersi dell’eroina presero il sopravvento gruppi di origine siciliana e calabrese legati alle organizzazioni criminali che fecero enormi profitti con lo spaccio degli stupefacenti. Dalla fine degli anni ottanta questo traffico è invece gestito soprattutto da immigrati extracomunitari. L’insediamento della malavita nei vicoli ha determinato sin dall’immediato dopoguerra l’allontanamento di molti degli originari abitanti (solo in parte sostituiti da immigrati, dapprima provenienti dalle regioni del Sud Italia e negli ultimi decenni soprattutto dal Nord Africa e dal Sud America) e il degrado del patrimonio edilizio.

Sul piano della viabilità, l’intervento più importante nel dopoguerra è stato la realizzazione della Sopraelevata (1963), che correndo al margine dell’area portuale collega il casello autostradale di Genova Ovest a piazza Caricamento e alla Foce. Per realizzare la strada fu demolito il Ponte Reale, che collegava direttamente ilPalazzo Reale con il porto. Pur non avendo accessi nel quartiere l’apertura di questa arteria ha decongestionato il traffico in transito nella via Gramsci.

Prè oggi

Oggi dopo un secolo di costante e progressivo degrado il quartiere di Prè registra i primi timidi segni di ripresa. Ma mentre sia la zona a monte, Via Balbi e i suoi palazzi, che quella a mare, con il porto antico, sono state negli ultimi anni riportate a nuova vita, Via Pre' rimane ancora assai indietro, nonostante i vari progetti di riqualificazione, alla faticosa ricerca di un recupero di stabili al limite della fatiscenza.

Monumenti e luoghi di interesse

Via Pre

Via del Campo

Via Gramsci

Via Balbi

Salita S. Brigida

Via delle Fontane

Piazza Acquaverde

Piazza della Nunziata

Palazzi dei Rolli

Nell’area di Prè si trovano 19 degli 80 palazzi patrizi genovesi che furono iscritti nei registri dei Rolli tra il XVI e il XVII secolo. Undici di questi sono inseriti dal 13 luglio 2006 fra i Patrimoni dell'umanità dell’UNESCO.

Palazzi del quartiere di Prè inseriti nell’elenco dei Patrimoni dell'umanità:

Palazzo Durazzo Pallavicini, via Balbi 1
Palazzo Gio Francesco Balbi, via Balbi 2
Palazzo Balbi Senarega, via Balbi 4
Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera, via Balbi 6
Palazzo Stefano Balbi conosciuto come Palazzo Reale, via Balbi 10
Palazzo Cipriani Pallavicini, piazza Fossatello 2
Palazzo Gio Battista Centurione, via del Campo 1
Palazzo Cosma Centurione, via Lomellini 8
Palazzo Francesco de Ferrari, conosciuto come Palazzo Belimbau, piazza della Nunziata 2, che ospita il Centro Universitario per la Formazione Permanente ‘PerForm’
Palazzo Giacomo Lomellini e Palazzo De Marini-Spinola, largo Zecca 2
Palazzo Bartolomeo Lomellini, largo Zecca 4

Palazzi del quartiere di Prè iscritti nei Rolli ma non compresi nell’elenco dei Patrimoni dell'umanità:

Palazzo Filippo Lomellini, Via P.E. Bensa 1
Palazzo Antonio Doria Invrea, Via del Campo 9
Palazzo Bartolomeo Invrea, Via del Campo 10
Palazzo Durazzo-Cattaneo Adorno, Via del Campo 12
Palazzo Lomellini-Serra, Via A. Gramsci 3
Palazzo Nicolò Lomellini, Piazza della Nunziata 5, che fu la sede genovese della Flotta Lauro
Palazzo Cristoforo Spinola, Piazza della Nunziata 6
Palazzo Marc'Aurelio Rebuffo, Piazza Santa Sabina 2

Chiese e luoghi di culto

San Giovanni di Prè

Basilica dell'Annunziata

Chiesa dei santi Vittore e Carlo

Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese

Chiesa di San Sisto papa e Natività di Maria SS.

Chiesa e oratorio di San Filippo Neri

L'oratorio di San Filippo

Chiesa di San Marcellino

Chiesa di San Nicolosio

Chiesa e convento della Visitazione

Chiese sconsacrate

Ex chiesa di Santa Fede

Ex chiesa di Santa Sabina

Chiesa di San Bartolomeo dell'Olivella

Abbazia di San Bernardo dell'Olivella

Ex chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio

Edicole votive e immagini sacre

Nei vicoli del centro storico sono numerose le edicole votive, in cui erano collocate statue della Madonna o di santi, segno di un’antica devozione, spesso abbinate ad una cassetta per le elemosine destinate a scopi caritatevoli, di cui talvolta restano i vani vuoti nelle facciate delle case. Oggi molte delle originali statuette sono state trasferite nel Museo di Sant'Agostino e sostituite da copie.

Altro di particolare interesse

Borgo del Carmine

Truogoli di S. Brigida

Castello D'Albertis

Il bacino di carenaggio della Darsena

Il piccolo bacino di carenaggio costruito nel 1851 all'interno della darsena, uno dei più antichi del Mediterraneo, è visibile da via Gramsci, di fronte alla Porta dei Vacca; è tuttora in funzione e viene utilizzato per la manutenzione di rimorchiatori e imbarcazioni da diporto.

I silo granari di calata S. Limbania

Realizzata tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del nuovo secolo, questa imponente struttura, costruita in cemento armato con il sistema Hennebique, è lunga 212 m ed ha una superficie di circa 45.000 m². distribuiti su sei piani. L'impianto, inaugurato nel 1901, comprende un locale centrale per i macchinari di servizio, sovrastato dalla torre per gli elevatori, e due lunghe ali contenenti le celle per lo stoccaggio delle granaglie. I silos sono stati utilizzati fino agli anni settanta per l'immagazzinamento dei cereali che giungevano via mare. L'Autorità Portuale di Genova ha recentemente lanciato un bando di gara per la ristrutturazione e la gestione dell'edificio, ultimo tassello del piano di riqualificazione dell'area della Darsena.

Galata Museo del Mare

 

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